marzo 2007

pit bull

ciao a tutti! sono reduce dalla visione di un filmato che mostra immaggini di pit bull dopo i combattimenti!!! La mia reazione è stata tragica!!! Amici, ma non esiste un comitato di teste di cuoio, che smascherano queste "persone" che fanno combattere i cani, e li pestano a morte??? Se dovesse esistere sappiate che ne vorrei entrare a far parte per sfogare questa rabbia che mi hanno causato!!! Quanta ignoranza e cattiveria ci circonda!!! Secondo voi, i cani, ci farebbero mai quello che facciamo noi a loro!?! Io credo prorpio di NO!!!!!!!!!!!!!!! Gente che trae profitto da violenza e massacri, gente senza scrupoli, posso farvi una domanda? DORMITE TRANQUILLI LA NOTTE?????????????????? Beh! se lo avete fatto fino ad ora potete anche smettere, perchè il vostro divertimento finisce qui!!!!! Voglio dichiarare apertamente se vi pizzico, non ci sarà tortura medievale che tenga a quello che vi farò io!!!!!! proprio come voi senza scrupoli o rimorsi di coscienza!!!!!!!!!!!!! Avete scatenato un movimeto sociale che vi darà "VITA BREVE"!!!!!!!!!!!!!! COMBATTETE ANCHE VOI GENTE, CONTRO QUESTE PERSONE CATTIVE E REPRESSE CHE TRAGGONO "DIVERTIMENTO" DALLA VISIONE DI CANI CHE SI SBARANANO FINO ALLA MORTE, E CHE PER FARLI INCATTIVIRE GLI FANNO SBRANARE CUCCIOLI DI APPENA POCHI MESI DI VITA!!!!! SAPPIATE SIGNORI CHE PRIMA O POI DOVRETE FARE I CONTI CON DIO!!!! E CHE NON CREDO SIA COSI' INDULGENTE NEI VOSTRI CONFRONTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Amici combattete contro queste lotte fra cani, e se ne beccate uno fategli esattamente quello che farebbe lui a voi!!! perchè chi fa queste cose non si farebbe scrupoli neanche con un bambino neonato!!!!! grazie per l'attenzione e spero di avervi toccato il cuore... P.s = scusate cani, a nome di tutto il genere umano!!! ...David...

Nuovi e "vecchi" partiti

Un vecchio detto recitava: "ogni testa un piccolo mondo". Niente di più vero, nel nostro Belpaese, almeno per quanto riguarda i partiti. Se, oltre a questo, si aggiunge che i partiti in Italia sono soprattutto delle botteghe, allora scopriamo uno dei motivi principali perché i cittadini si sono disaffezionati alla politica e la giudicano ormai una cosa sporca. Quello che ci lascia perplessi è che alcuni politici hanno ancora il coraggio di definirsi professionisti della politica pur sapendo che il loro “valore aggiunto” deriva loro solo dal mercimonio della Cosa Pubblica.

Ormai, il comune sentire nei riguardi dei politici è “....... fanno i loro interessi e ...... lo farei anch'io se fossi al loro posto.” In questo modo, si da per sepolto il concetto che il galantuomo in una democrazia viene chiamato a gestire la cosa pubblica in nome dell'interesse collettivo e non si offre a farlo per interesse personale o di lobby. Esaurito il panegirico, ci preme sottolineare come alcuni nuovi “vecchi” soggetti tornino ad affacciarsi sulla scena partitica. Questo è il caso, ad esempio, della Federazione dei Liberali (FdL).

La FdL, nel suo documento “ Otto pilastri politici della FdL”, al paragrafo 5d, sposa la nostra battaglia tesa ad evitare che siano assegnate le frequenze WiMax, recentemente lasciate libere dal Ministero della Difesa, attraverso il sistema dell'asta. Di questa presa di posizione della FdL siamo estremamente lieti. Naturalmente, sosterremo questa iniziativa della FdL così come sosteniamo l'eurodeputato Roberto Galtieri (che, come egli stesso sostiene, “mangia i bambini tutti i giorni”) e il sen. dei Verdi Fiorello Cortiana. Entrambi questi parlamentari si stanno battendo tenacemente per emendare la direttiva IPRED2 che verrà votata a Bruxelles il 24 aprile p.v.

Breve storia del copyright

La promessa di un mondo senza copyright

Internet e controllo di Karl Fogel

Documento originale: http://www.red-bean.com/kfogel/writings/copyright.html

L'articolo e' una rielaborazione del capitolo Piracy, a little intellectual property history del libro "Information Feudalism"

Traduzione di Comedonchisciotte.net

La storia del copyright ci spiega come esso sia nato per proteggere un modello di business e non gli interessi degli artisti. E sia stato originato dalla censura.

C’è un gruppo di persone che non sono sorprese dalla recente decisione dell’industria discografica di andare in giudizio contro utilizzatori scelti a caso del file sharing: gli storici del copyright. Essi già sanno ciò che tutti gli altri stanno scoprendo lentamente: che il copyright non ha mai riguardato il pagamento degli artisti per il loro lavoro; il copyright, più che essere pensato per aiutare gli inventori, è stato pensato da e per i distributori – cioè quelli che pubblicano, che oggi comprendono le aziende discografiche. Ma ora che Internet ci ha dato un mondo senza costi di distribuzione, non ha più senso restringere la condivisione delle opere per pagare una distribuzione centralizzata. Non solo è possibile abbandonare il copyright, ma anche desiderabile. Gli artisti e gli utenti ne avrebbero beneficio sia dal punto di vista finanziario che artistico. Invece di coloro che aprono le porte delle aziende e determinano cosa può essere distribuito e cosa no, un meccanismo di selezione più raffinato consentirebbe alle opere di diffondersi solo in base al loro merito. Vedremmo un ritorno alla vecchia e ricca cosmologia della creatività, in cui la libera copia e il prestito delle opere è semplicemente una parte normale del processo creativo, un modo per riconoscere le proprie sorgenti e migliorare in base a ciò che è stato fatto in passato. E la vecchia bufala che gli artisti hanno bisogno del copyright per guadagnarsi da vivere si rivelerebbe per la pretesa che è sempre stata.

Trusted Computing di A. Bottoni

Potete leggere il libro in formato txt quì

oppure in .pdf quì

e ancora potete visitare il sito di Alessandro Bottoni dove potrete trovare anche altri articoli sul TC e TPM nonché sui DRM.

buona lettura

Gogle bombing

Come certamente saprete abbiamo lanciato un nuovo google bombing per divulgare il più possibile i prossimi orizzonti che si prospettano con l'introduzione massiccia della tecnologia digitale ad iniziare dalle TV (digitale terrestre). Avrete sicuramente letto "Le mani sulla TV digitale".Saremmo lieti di conoscere chi aderisce a questo google bombing in considerazione che questa tecnologia non interessa solo le soap della televisione ma tutta la tecnologia digitale quindi internet, l'informazione, la privacy ecc. ecc. in modo ancora più invasivo e pervasivo del semplice DRM o TC comprendendoli e ampliandone le applicazioni. Si tratta quindi di una battaglia che vede i ns intenti perfettamente compatibili.
Grazie della collaborazione
athos

Le mani sulla TV digitale

Le Mani sulla Televisione Digitale

Nei giorni scorsi, la Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un attesissimmo rapporto sullo stato del progetto DVB. Questo rapporto ci permette di capire quali siano le minacce che aleggiano sul mondo della televisione digitale e di altre tecnologie affini.

Il Progetto DVB

DVB sta per “Digital Video Broadcasting”, cioè “Televisione Digitale”. La televisione digitale è destinata a diventare, per legge, l'unico modo di trasmettere programmi televisivi in Italia dal Dicembre 2008 (e, in momenti diversi, in tutta Europa ed in USA). Sia la televisione satellitare, sia la televisione digitale terrestre, sia la televisione via cavo, sia la televisione via Internet, sia la televisione su dispositivi mobili utilizzano infatti un protocollo di trasmissione digitale del segnale.

Gli standard necessari vengono sviluppati da un consorzio chiuso di aziende chiamato DVB Project. Il consorzio DVB raccoglie oltre 260 aziende di tutto il mondo e definisce gli standard per la trasmissione digitale di audio e video sui sistemi della prossima generazione. Gli standard che il DVB Project ha sviluppato sono i seguenti.

  • DVB-S ("Satellite"): standard usato per la televisione via satellite

Dalla lex mercatoria alla lex electronica”: la tutela contrattuale nelle transazioni telematiche

Dalla lex mercatoria alla lex electronica”: la tutela contrattuale nelle transazioni telematiche

di Maurizio Castagno

(Relazione presentata al convegno dal titolo “Dalla lex mercatoria alla lex electronica nell’architettura dell’e-business: opportunità, questioni legali e tecnologiche applicate al mercato” svoltosi in Santa Margherita Ligure (GE) il 5 e 6 maggio 2006 ed organizzato dal HYPERLINK "http://www.giuristitelematici.it/" \t "_blank" Circolo dei giuristi telematici)

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Ogni giorno sul Web vengono compiute migliaia di transazioni commerciali e stipulati altrettanti contratti sia business to business che business to consumer. La tutela contrattuale nelle transazioni telematiche passa necessariamente attraverso la validità dei contratti stipulati a mezzo telematico e l’osservanza delle disposizioni di legge che prevedono in capo al proponente di fornire al potenziale acquirente tutta una serie di informazioni prima che la transazione sia compiuta. La seguente relazione si propone di analizzare lo stato dell’arte del nostro sistema normativo per valutare se ed entro quali limiti i contratti stipulati a mezzo telematico sono validi ed efficaci tra le parti, qual’è la disciplina applicabile e a quali ulteriori adempimenti formali deve ottemperare chi propone la vendita di prodotti e servizi a mezzo Internet.

DIGITAL RIGHTS MANAGEMENT problemi teorici e prospettive applicative

*DIGITAL RIGHTS MANAGEMENT

problemi teorici e prospettive applicative*

*Mercoledì 21 marzo *Giovedì 22 marzo 2007

Sala Conferenze, Facoltà di Giurisprudenza - via Verdi 53, Trento.

Sono disponibili i video del convegno quì

Fermiamo Windows Vista

Liberiamo l'Hardware In questi giorni, la Free Software Foundation (FSF) ha lanciato una campagna per la liberazione dell'hardware. La trovate qui: The road for hardware free of restrictions Siamo qui a chiedervi di appoggiare FSF e noi stessi in questa epica battaglia. Da quando l'hardware è prigioniero e di chi? La stragrande maggioranza degli utenti non può rendersene conto ma gran parte dei limiti e dei problemi con cui si scontra quotidianamente, nell'uso dei computer, è dovuto, direttamente o indirettamente, al fatto che i produttori di hardware mantengono un atteggiamento assurdamente territoriale attorno ai loro prodotti. La questione dei Drivers Ad esempio, i produttori di schede video (NVidia ed ATI in cima alla lista), si rifiutano categoricamente di rendere pubbliche le specifiche delle loro schede video e/o di rendere pubblico il sorgente dei loro driver software per timore che questo permetta ai loro concorrenti di carpire i loro segreti.


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