Huffington economy

Qualche giorno fa America OnLine si è comprata per 315 milioni di dollari lo “Huffington Post” di Arianna Huffington (http://www.huffingtonpost.com/). Per chi non lo sapesse, lo Huffington post è un gigantesco aggregatore di notizie che raccoglie informazioni da oltre 3000 blog. Grazie a questi 3000 blogger, lo Huffington post produce un traffico medio intorno ai 9 milioni di visitatori unici al mese (il mio blog personale ne produce mediamente circa tremila) e permette ai suoi gestori di fatturare qualcosa come 16 milioni di dollari all'anno di pubblicità. Nonostante questo, lo Huffington post dà lavoro a soli 89 dipendenti e non paga una lira a nessuno dei suoi 3000 “contributor”. Arianna Huffington, invece, riceverà nel 2011 circa 2 milioni di US$ di stipendio da AOL. In buona sostanza, si tratta della più colossale e spudorata operazione d sfruttamento abusivo di manodopera mai concepito in campo editoriale. Ovviamente, alla notizia dei 2 milioni di US$ di stipendio percepiti dalla titolare i suoi 3000 schiavi (perché di schiavi si tratta) hanno minacciato lo sciopero. Questo è solo il primo caso, e per ora il più clamoroso, di una situazione che siamo destinati a vedere sempre più spesso.

Là fuori c'è pieno di giornalisti che vogliono scrivere articoli, anche gratis. Alcuni sono mossi dalla necessità di fare pratica, altri dalla volontà di fare sentire la propria voce. Gli editori lo hanno capito benissimo e quindi non pagano più nessuno. Si limitano a scambiare una (proclamata) visibilità in cambio di lavoro gratuito. Risultato netto: non si assume più nessuno da nessuna parte. La professione di giornalista è sostanzialmente scomparsa, sostituita da miriadi di “contributors” volontari e speranzosi (Si salvano, ovviamente, i mercenari al soldo dei potenti che, altrettanto ovviamente, non canterebbero mai le odi di simili farabutti senza un adeguato compenso). Ma questa è solo la punta dell'iceberg: là fuori c'è pieno anche di ingegneri del software disposti a lavorare gratis per gli stessi motivi, di scrittori di romanzi, di ricercatori di storia, di avvocati disposti a dare consigli gratis per trovare clienti e via dicendo. In altri termini, qualunque professione intellettuale subisce la stessa minaccia. La minaccia della “Huffington economy”: l'economia basata sul volontariato, sul narcisismo, sull'hobbysmo e sulla speranza (o forse sulla disperazione).

La Huffington economy è la vera, principale minaccia alla sopravvivenza delle professioni intellettuali nel XXI secolo, molto più grave della cosiddetta ”pirateria”. La Huffington economy minaccia di condannare ogni potenziale professionista dell'intelletto a diventare un manovale per ovvie e banali ragioni economiche. Insieme alle professioni, minaccia anche la sopravvivenza dell'intelletto in quanto tale perché, se una persona brillante è costretta a fare l'idraulico per sopravvivere, allora non potrà contribuire all'educazione nostra e dei nostri figli facendo l'insegnante o lo scrittore. Grazie alla Huffington economy stiamo finalmente precipitando in quell'abisso di barbarie che piace tanto al 25%+11% dei nostri connazionali.

Che si può fare? Niente. È del tutto inutile lanciare appelli, gridare allo sciopero e cose simili. Siamo tutti quanti vittima di un meccanismo di mercato che nessuno può controllare ed al quale nessuno può sfuggire. C'è solo una parziale consolazione: per una volta la cosiddetta “mano invisibile del mercato” (il sistema di regolazione automatico tra domanda ed offerta), che di solito gioca contro di noi, sarà costretta a giocare a nostro favore. Mano a mano che gli Einstein della generazione corrente saranno costretti a diventare piastrellisti per mantenere la famiglia, verrà meno l'offerta di manodopera intellettuale gratuita per gli sfruttatori e quindi l'offerta di occupazione aumenterà. Alla fine, però, potranno continuare ad assere “intellettuali” solo quelli che avranno i soldi per permettersi di farlo gratis e quelli talmente bravi da fare la differenza e quindi da poter pretendere uno stipendio. Con buona pace dei mediocri come molti di voi e come me.


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