Risponde il presidente Nichi Vendola

Volentieri provo a rispondere alla vostra lettera aperta. Non solo perché con molti di voi c’è un legame politico ed umano, non solo perché ci legano molte battaglie fatte insieme ma anche perché credo che i temi che voi sollevate vadano presi sul serio. Vadano approfonditi. E tramite voi, tramite l’associazione del Partito pirata, vorrei anche rivolgermi ai tanti che in queste ore hanno scritto nelle mailing list sulla vicenda del Protocollo d’Intesa, firmato dalla Regione Puglia e da Microsoft Italia. Per fare solo un esempio, penso alle importanti parole che Flavia Marzano ha scritto sul suo blog (http://daily.wired.it/blog/codice_aperto/). Parole solo apparentemente polemiche. In realtà molto affettuose.

Ciò che invece non andrebbero “interpretate” sono le parole contenute nel Protocollo. C’è scritto, è consultabile, che il fine del documento è “favorire lo scambio di esperienze”. E dove ci si scambia le informazioni in questo campo? In un “centro di competenza, da costituirsi congiuntamente, che stimoli la ricerca applicata nell’area delle tecnologie della conoscenza, lo sviluppo delle competenze all’interno della Regione e l’adozione di soluzioni moderne per le imprese e le pubbliche amministrazioni”. L’obiettivo? S’è detto: “Stimolare l’innovazione”.

Certo, chiunque dentro queste frasi, e dentro le espressioni burocratiche di qualsiasi “protocollo”, può leggerci quello che vuole. Ma di questo si tratta: di un “centro” dove si studia, si ragiona. Si prova a ragionare. E non mi sembra poco l’aver portato un colosso come Microsoft ad investire, a lavorare nel Sud d’Italia, senza investimenti pubblici. A progettare nel meridione d’Italia. Fermo restando – c’è scritto testualmente – che ciascuna delle parti contraenti conserva la “propria autonomia decisionale”.

E l’autonomia decisionale della giunta pugliese si esprimerà con un progetto di legge, che vareremo a breve, per rafforzare la migrazione verso l’open source dei servizi che la Regione Puglia finanzia in favore di tutte le Pubbliche Amministrazioni pugliesi. Il che significa molto di più di una dichiarazione di principio. Finanziamo i servizi informatici solo se si convertono all’OS. Non è poco. L’avevo già scritto l’altro giorno, lo ripeto, e lo confermo: sono convinto che compito di un’amministrazione – amministrazione, non un partito – sia quello di non ostacolare nessuno ma di creare le condizioni per una libera concorrenza. Vera concorrenza. Poi, un’amministrazione sceglie: e noi abbiamo scelto l’open source. Che vogliamo realizzare col concorso di quell’immenso movimento che in Italia ha consentito non solo risparmi, ma anche efficienza, sicurezza.

Potrei fermarmi qui. Ma la discussione che si è accesa sulla rete merita una annotazione politica e qualche approfondimento di strategia.

La annotazione politica. La ampiezza e la vivacità del dibattito (con i soliti pro e contro) dimostra che c’è un deficit di ascolto e di definizione condivisa delle politiche pubbliche in questa materia che è impressionante. Sotto il tappo ‘televisivo’ il mondo vero riflette e discute e si anima ed esso è completamente ignorato dalla politica. Da questo punto di vista, mi scuserete, ma rivendico il fatto di aver aperto una discussione. Anche quando la discussione sconta polemiche preventive. La politica che affronta il ‘merito’ delle questioni è il tema dei temi in questi giorni. Ed è anche il mio unico strumento per affrontare il nuovo.

E veniamo, appunto, al ‘merito’. Potrei cavarmela dicendo che l’Open Source è la prima ed unica scelta. Devo confessare però che non mi soddisfa.

Alessandro e Athos con passione dicono: “Da anni aspettiamo che le Regioni Italiane, la Pubblica Amministrazione e lo Stato si rendano conto dell'immenso tesoro di risorse software e di risorse umane (nel vero senso della parola) che il mondo del Software Libero ed a Sorgenti Aperti mette a disposizione. Aspettiamo che a questi volontari venga riconosciuto il lavoro svolto e che sia data loro soddisfazione, inserendo i loro progetti ed i loro prodotti tra quelli utilizzati dalla Pubblica Amministrazione, dalle Scuole e dalle Università. Si tratta di prodotti e progetti, completamente liberi e gratuiti, che da molti anni si dimostrano pari o superiori ai loro equivalenti commerciali in un difficile confronto sul campo. Basti pensare a Linux, ad OpenOfficeOrg, a Firefox, a Thunderbird ed al web server Apache (installato su circa il 60% di tutti i server di Internet). Ma, al di là di questo, c'è una ragione più profonda per cui il Software Libero dovrebbe trovare l'appoggio dei nostri politici: questo tipo di software è l'unico che non può essere controllato da nessuna azienda. “

Vorrei poter sottoscrivere senza incertezze. E tuttavia temo che ciò nasconda un’idea romantica. I segnali del mercato dicono che anche l’Open Source si propone comunque un modello di business del software. Certo più sostenibile, ma pur sempre come un modello di business.

L’immagine di un prodotto evoluto e gratuito portato avanti da eserciti di volenterosi supertecnici che lavorano di notte negli scantinati affascina ma non convince del tutto.

Si tratta di software: uno dei più sofisticati prodotti della civiltà industriale e capitalistica del XXI secolo. Chi ci lavora sono sempre imprese, più o meno grandi. Il suo grande straordinario merito è di essere un grande laboratorio condiviso di sviluppo che segue un modello di business centrato sulla condivisione dei costi (alti) di sviluppo e sulla focalizzazione dei margini sui servizi.

D’altronde la crescente complessità delle evoluzioni non è cosa per privati appassionati, ma solo di imprese ben attrezzate come tecnologie e Know How.

Per comprenderlo meglio basta dare un’occhiata ad alcuni dei (giusti) riferimenti indicati da Alessandro e Athos:

www.openoffice.org: “Since the acquisition of Sun in 2010 Oracle is the principal contributor of code to OpenOffice.org”

www.linux.org: “IBM, Hewlett-Packard and other giants of the computing world have embrice Linux and support its ongoing development”

http://www.apache.org/foundation/members.html: leggere la lista ed i nomi delle imprese che ci sono accanto

Per questo temo – come ho scritto nel mio blog – che la disputa tra i sostenitori dell’OS e quelli del mercato possa portarci fuori strada.

L’obiettivo vero – spero che Alessandro, Athos e Flavia concordino – è liberarsi dai monopoli e consentire una vera libertà di scelta. Questa libertà non sarà mai tale se le politiche pubbliche non si concentrano sul superamento del divario digitale.

Alcune linee di sviluppo:

  1. rafforzamento di un ambiente precompetitivo di sviluppo delle competenze e dell’innovazione. Cioè proprio quello che manca in Italia e nel Sud in particolare. E quindi investimenti (molti) nella ricerca.

  2. Istituzione di Living Lab che sviluppino relazioni e soluzioni precommerciali in ambiente OS al servizio di grandi temi di governo pubblico: e-gov, sanità, ambiente, invecchiamento, beni culturali, osservazione e tutela del territorio ed altro ancora. Immediatamente disponibili per le PMI e per la PA, per il successivo sviluppo commerciale.

  3. Sviluppare il cloud computing e l’open data government data per la PA, come superamento definitivo dei sistemi proprietari. Potrei citare Barack Obama sul punto: “My administration is committed to creating an unprecedented level of openness in Government. We will work together to ensure the public trust and establish a system of transparency, public participation and collaboration. Openness will sthrengten our democracy and promote efficiency and effectiveness in Government” (prego dare un’occhiata a www.whitehouse.gov/open, www.data.gov, www.apps.gov).

  4. Infine, la cosa più importante. La grande partita della Larga Banda, che costituisce – a mio avviso – il vero fattore scatenante nelle politiche di superamento del divario digitale e di rafforzamento delle competenze. La rete in rame è un collo di bottiglia per le idee. Va sostituita al più presto.

Queste sono – fra le altre – le cose che facciamo in Puglia. (Sulla seconda mi aspetto una mano da Alessandro, da Athos, da Flavia e da chi vorrà aiutarci)

Se alziamo lo sguardo, oggi nel 2010, anche MS diventa quindi meno temibile. E – in questa crisi che aggredisce anche tanti posti di lavoro nell’ICT - si può anche sfidarla a rispettare pluralismo tecnologico e spingerla ad investire in Puglia. Non è anche questo un compito di governo?

Francamente mi sembra più temibile la viscosità dell’ADSL (e dei suoi gestori) che costringe cittadini, imprese ed istituzioni a usare la rete per la posta elettronica e poco più. Ed a restare nel ‘900, mentre il resto del mondo corre sulla fibra ottica.

In fondo, vi chiedo di occuparvi con me di altri più subdoli monopolisti. E’ solo una evoluzione delle battaglie per il kernel aperto, che ha rappresentato prima ancora che un prodotto una filosofia. Sfondare la asfissia della rete consente alla cultura, ai saperi, ed alle conoscenze di svilupparsi, di cercare successo, sottraendosi alla logica speculativa del mercato.

Magari qualcuno, fra chi passa al setaccio ogni mia parola alla ricerca di pretesti per polemiche, ora griderà allo scandalo: Vendola sta coi pirati! Vendola è contro il sistema di impresa! Io molto semplicemente penso che la rete in fibra ottica ci consentirà di affrontare una riforma, quella del sistema dei diritti di autore, che è nato nell’800 per tutelare l’ingegno. Oggi quel sistema tutela solo le major. Esso va rivisto in un mondo che fruisce della cultura e delle conoscenze in un modo completamente diverso da come avveniva anche solo dieci anni fa. E vorrei che quelle regole fossero riscritte trovando il modo di dare voce anche a chi fruisce delle informazioni che circolano in rete e possibilità di costruire nuove professioni creative. Vorrei che si trovasse il modo di dare voce a tutti, non solo a chi detiene il copyright su ciò che si scrive, si suona, si guarda. Vorrei che quelle regole si riscrivessero, o almeno ci si provasse, provando a sintetizzare le esigenze di tutti. Non avendo come unico criterio guida la salvaguardia dei profitti delle major. Com’è avvenuto proprio in queste ore in Europa, dove le destre hanno imposto una concezione della rete che davvero spaventa chi la difende, chi la vorrebbe estendere.

Ecco, non mi pare di dire cose rivoluzionarie. Ma di semplice buon senso. Anche se purtroppo, e ce le confermano tante cose, questo “buon senso” fa fatica a farsi strada. Anche in una sinistra che ha considerato fino a ieri la rete come semplice strumento di propaganda. Ad una sinistra che ha considerato il diritto alla rete, ad una rete libera e neutrale, come un “qualcosa in più” rispetto ad altri diritti. Io invece penso che il diritto all’informazione, il diritto a condividere la cultura e i saperi sia uno dei temi forti su cui ricostruire la sinistra. Io, noi ci stiamo provando,

Con affetto

Nichi Vendola


 

Commenti

E la Sua risposta caro Vendola è la riprova della mia teoria.

http://massimosconvolto.wordpress.com/2010/01/15/rappresentanti-dei-propri-interessi/

Perchè prendere in considerazione progetti che non portano vantaggi per chi li firma in qualità di rappresentante dell'Istituzione che poi paga con i soldi di tutti i cittadini.

Ha ragione. Meglio Microsoft che porta tangenti che una rete di eccellenze universitarie (che abbiamo a casa nostra) ma che tangenti non può pagarne.

 

"E l’autonomia decisionale della giunta pugliese si esprimerà con un progetto di legge, che vareremo a breve"

Sono anni che questa proposta di legge della Puglia circola in rete. E' triste notare che Vendola ne rimandi ancora l'approvazione, quando invece e' lesto ad approvare accordi con la Microsoft.

Cosa possa offrire di utile la Microsoft alla societa' e' casa che sarei molto curioso di apprendere da Vendola.

A meno che questa "intesa" non sia il prezzo da pagare a Microsoft per spianare la via all'approvazione della legge regionale, cosa che darebbe molto da pensare (in negativo) sul politico Vendola che si propone di governare il paese e sulla sua capacita' di non essere manipolato dalle varie lobbies.

In effetti, una delle principali critiche che gli vengono rivolte e' quella di essere un poeta della parola ma vuoto di contenuti. Mi sembra che tutta questa faccenda dell'accordo non faccia che dare ragione alle suddette critiche

Caro Vendola,

Appena ho tempo organizzerò una risposta più articolata. A costo di essere sgradevole, però, c'è qualcosa che mi urge dirti. Che "opensource sia un modello di business" non è farina del tuo sacco. E' farina del sacco di un PR della Micromoscia. Se questa azienda è nulla in termini informatici (ci torneremo), è però geniale nel marketing. Su questo ci sono pochi dubbi. Ora l'open source NON è un modello di business (il romanticismo non c'entra niente in questo discorso), bensì un esempio di socializzazione degli investimenti (in una accezione molto specifica di quest'ultima parola, perché di investimenti in senso proprio non c'è più traccia nelle nostre società "occidentali" da una trentina d'anni a questa parte). Secondo. Il software non è "tecnologia avanzata", soprattutto il software di cui si parla, se non nell'accezione dell'aggettivo "avanzato" come participio passato del verbo "avanzare": come "avanzi della cena". Se pensi che avere un "tavolo di confronto" con la Micromoscia porti a possibilità di occupazione nel mezzogiorno (o ovunque), ti illudi. Questo è ciò che dicono i loro PR (che forse a tua insaputa stanno anche tra le tue fila), grandissimi e abilissimi specialisti nella falsificazione per omissione e spostamento (ricordi il minculpop? O la foto con Ezov cancellato? Questi sono i grandi maestri degli uffici di Marketing e Pubbliche relazioni). La Micromoscia potrebbe insegnare a tutti noi un sacco di cose come queste, di quel genere cioè che nessuno di noi vorrebbe imparare.

Cari saluti, e buona fortuna. Ne abbiamo tutti un gran bisogno.

Firmato: Vanishing Leprechaun

Lo Schema di disegno di Legge, disponibile sul sito di Sinistra Ecologia e Libertà http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/la-puglia-per-l%E2%80%99open-source, non considera alcuni concetti chiave, peraltro introdotti dalla comunità europea per il software FLOSS, quali:

Community. favorire la creazione delle community con la partecipazione diffusa, anche dei cittadini, alla gestione evolutiva del software della PA. Dare la possibilità agli stessi utilizzatori di proporre integrazioni, migliorie e correzioni al codice. Pensiamola anche come delega per la manutenzione del software, come forma di adeguamento all'evoluzione tecnologica e normativa. E' importantissimo, nel software floss l'impegno libero e volontario dei singoli (programmatori), di associazioni, organizzazioni, enti di ricerca, Università e PMI. (magari anche sostenendo economicamente queste forme di aggregazione basate sulla condivisione e collaborazione)

Trasparenza. Pubblicazione obbligatoria per tutte le PA del codice sorgente di ogni applicazione e libreria, sviluppata e pagata con soldi pubblici come forma di trasparenza fra le istituzioni pubbliche, i fornitori e i cittadini tutti. In questo modo tutti gli investimenti della PA diventerebbero controllabili. Quando s'interviene nel virtuale anche i soldi lo diventano.

Contenimento della spesa. Se si parla di Free Software si deve obbligatoriamente pensare all'utilizzo in ambito di PA di applicazioni gratuite, ampiamente utilizzate, ampiamente supportate dalle community e svincolate da licenze proprietarie. La PA deve includere, prioritariamente, nelle analisi comparative di tipo tecnico-economico fra le diverse soluzioni software disponibili sul mercato, il software floss, valutando lo stato delle community, la stabilità e maturità del software, gli strumenti di supporto allo sviluppo, la frequenza degli aggiornamenti, i tempi di rilascio di nuove versioni, le sponsorizzazioni.

Riuso del software. Tutte le amministrazioni, imprese, cittadini devono poter liberamente ricercare all'interno di un catalogo - di istituzione regionale - tutte le applicazioni FLOSS di libero utilizzo, pagate con soldi pubblici, complete di lenee guida, documentazione e informazioni utili sulle community attive sui singoli progetti. La banca dati deve essere disponibile e liberamente consultabile su web e deve riportare i costi di investimento iniziali (Le spese sostenute dall'amministrazione)

Per la Legge sull'Open Source sarebbe auspicabile un percorso partecipativo, supportato  da  un piano di comunicazione, così come si è fatto per la legge regionale sulla Trasparenza. Un processo che dia la possibilità a tutte le pubbliche amministrazioni regionali, al partenariato economico sociale, alle associazioni e cittadini di contribuire attivamente per una riscrittura della legge e per un testo adeguato e completo. Luigi Scavelli

Nichi se mi leggi vorrei solo dirti che passare a opensource è come affidarsi ad un altro padrone... Hai mai sentito parlare del concetto di free software?

Se per natale vuoi regalarti un libro ti consiglio: "La privatizzazione della vita".

Vendola, dimostri parecchia ignoranza. Il punto non è se i prodotti escono dagli scantinati o da aziende quotate al nasdaq; il punto è con quale licenza viene rilasciato un software. Se la licenza è libera, ci sono notevoli ricadute a livello di diffusione della conoscenza; se è closed, nessuno ha il diritto di guardarla e di studiarla (non parliamo poi di migliorarla). Pensa alla rete: cosa sarebbe oggi la rete se non fosse stata costruita con protocolli aperti? Che delusione!

Cito: "D’altronde la crescente complessità delle evoluzioni non è cosa per privati appassionati, ma solo di imprese ben attrezzate come tecnologie e Know How."

e KDE? È il più grande progetto di software libero del pianeta. E senza che nessuna azienda ci metta le mani in larga scala. C'è solo qualche sparsa sponsorship di sviluppatori individuali, ma si parla di meno dell'uno per cento di tutte le modifiche. Il resto viene interamente sviluppato da privati appassionati. Ed il software che ne viene fuori è usato dal Brasile per tutto il sistema scolastico. E dalla Russia. E dalla Turchia. E potrei continuare.

Quello che non è stato colto è che è indifferente chi produce il Software Libero, anzi se si tratta di aziende tanto meglio: ciò significa che hanno le risorse per farlo, e probabilmente continueranno nel tempo. Quello che fa la differenza è che per la sua stessa natura questo software potrà essere controllato, usato, copiato, modificato e migliorato a qualsiasi scopo senza che nessuno ce lo può impedire. Per questo usare e sostenere il Software Libero porta a infinitamente più innovazione e ricchezza. E più libertà.

Lungi da me la presunzione di possedere la verità, ma vorrei intervenire per fare un paio di riflessioni sulla diatriba che si è creata in questi giorni. La forza del software libero, tra le altre cose, sta nel rendere disponibili i sorgenti in modo da poterli modificare, sta nel fatto che esiste numerosissima documentazione, sta nel fatto che nasce dalla passione e dalla necessità senza seguire logiche commerciali, sta nel fatto che si può avere la "certezza" che vengano seguiti standard aperti, compatibili e riconosciuti da una comunità mondiale. Al contrario legarsi a Microsoft, la storia recente lo insegna molto bene, significa dover sostituire il pc ogni volta che viene rilasciata una nuova versione di Windows (vedi Vista con tutti i problemi annessi) o di Office, significa non avere la sicurezza che si tratti di sistemi stabili e sicuri, significa non avere la sicurezza che i nuovi applicativi siano compatibili addirittura con loro stessi (vedi doc e docx), significa, questo si, legarsi a filo doppio ad una azienda che ti sfrutta fino all'inverosimile. Un accordo come quello sottoscritto, leggendone anche le motivazioni, mi spaventa e mi sembra un passo indietro nei confronti di una società che dovrebbe avere il diritto ad essere informatizzata.

Saluti Fabrizio Boschi

Semplice:

caso 1: Documento scritto 10 anni fa, ora non è più leggibile con nessuno strumento microsoft se non con la versione usata 10 anni fa di office per scriverlo ma che non è più possibile acquistare

caso 2: Documento scritto 10 anni fa leggibile anche fra 200 anni perchè il suo contenuto è aperto e leggibile da qualsiasi editor di testo esistente al mondo

cosa garantisce di più? Signor Vendola le consiglio di attivare DA SUBITO un gruppo di lavoro su queste tematiche prima che sia troppo tardi, le competenze ci sono, perchè non usarle?

Il mio commento è sempre lo stesso... ed è puramente "economico". La MS giustamente fa di tutto per guadgnare di più (quindi fa copiare il sw ai giovani così che poi quando crescano lo paghino perch...é lo usano nelle aziende o nella PA, vuole costruire Centri di Competenza per poter controllare lo sviluppo o quantomeno far parte del gioco, etc), ma lo fa con l'ovvia prospettiva capitalista. Lo Stato ha invece il compito di "redistribuire equalmente e risorse rare e favorire lo sviluppo dei cittadini", cosa che puà coincidere fino ad un certo punto con la visone di un'azienda che cerca giustamente di fare soldi... ma ti dirò di più, lo stato deve fare da "contraltare" al capitalismo, blanciando le cose con iniziative e leggi che semmai vadano contro l'azienda, ma che favoriscano il cittadino. Mi stupisco come Vendola non abbia nemmeno un laureato in economia come consulente che gli ricordi ciò...

...ergo un Centro di Comptetenza di MS serve solo a MS (e se da un mano ai cittadini è solo per caso)... un cento di Competenza Pubblico (SENZA alcuna azienda ce possa influenzare) potrebbe fare del bene più verosibilmente (ovviamente non considerando la corruzione o la malapolitica... ma questa è un'altra storia). Che poi li centro di competenza Scelga di favorire il FLOSS, beh lo sai meglio di me, dipende dai casi... fatto sta che almeno vanno posti sullo stesso piano e che poi si scelga quello che da più benefici ai cittadini (e non quello che fa guadagnare di più qualcuno...!)

Nichi le sue ragioni le spiega bene e non è un tardivo! Complimenti.

Attenzione allo sgambetto che ti stanno facendo. Usare open source da la possibilità a tutti di accedere ai servizi delle pa, usando windows si obbliga gli utilizzatori finali (i cittadini) ad acquistare windows (o piratarlo visto i costi della licenza).

http://guiodic.wordpress.com/2010/11/29/2292/

Sono sorpreso e offeso da questa risposta. Pare quasi che voglia dire: "ragazzi, vi capisco e anche a me piacciono gli ideali, ma il mondo reale e' un'altra cosa". Segnalo il mio articolo con piu' articolate considerazioni: http://bit.ly/hg1DA7

Dai uno sguardo in Extrema Dura, e vedi che solo nella PA risparmano qualche cosa come 13 milioni di euro l'anno. Nelle scuole, si insegna programmazione vera. Questa regione ha bandito completamente il softwqare proprietario ed ha addirittura una sua distribuzone GNU/Linux, basata su debian. Ha anche ospitato l'ultima conferenza internazionale degli utenti Debian.

Questa è la mia personale risposta...

http://prospettive.wordpress.com/2010/11/29/il-software-libero-spiegato-al-sig-vendola-nicola-nichi/

Ribadisco il "personale"

Caro Nichi, grazie per il tuo articolo e consentimi di aggiungere alcune mie considerazioni riportate anche sul blog http://guiodic.wordpress.com/.

Lavoro da circa 10 anni nel settore dell’IT e progetto software su piattaforme e tecnologie Micosoft. Seguo con attenzione ed interesse il dibattito sull’open source ma credo che spesso si affronti il problema con una visione ingenua delle cose che non tiene conto della realta’ sociale nel suo complesso.

Per fugare ogni incomprensione, credo sia bene cominciare con quello che l’open-source rappresenta e vuole affermare, ossia: “Il principio che il software sia una forma di conoscenza che vada condivisa liberamente tra gli esseri umani senza nessuna restrizione di tipo economico e sociale”.

Chi condivide questo principio, ed io ne sono un convinto assertore, credo che non possa limitarsi ad una critica ideologica contro il software prodotto dalla Microsoft. Questa visione manichea, sono daccordo con te Nichi, rischia di porre in essere una Guerra Santa che avra’ il solo effetto di sostituire al feticcio del CopyRight quello del CopyLeft. Io credo che viviamo in un epoca, “the information age”, “the network age”, che si caratterizza molto piu’ delle epoche industriali precedenti nello sfruttamento del lavoro cognitivo e del sapere degli uomini come mezzo per produrre profitto (“General Intellect”)

La produzione del software non riguarda soltanto i colossi informatici come la Microsoft, la Apple, Oracle etc.. ma e’ strutturale al sistema di produzione della societa’ capitalistica contemporanea. Paradossalmente, il principio della proprieta’ intellettuale vale purtroppo anche per molte organizzazioni che si collocano al di fuori del sistema di produzione capitalistico. A titolo di esempio, ho lavorato come consulente su progetti software per le Nazioni Unite (ICC-UN) e per la Direzione Nazionale Antimafia ed in ciascuna di queste esperienze sono stato vincolato contrattualmente a non distribuire o condividere il codice prodotto. Dovrebbe quindi il movimento open-source attivarsi per boicottare le Nazioni Unite e la lotta alla mafia!? Ovviamente la domanda e’ solo una stupida provocazione per sottolineare quanta ingenuita’ si cela dietro la logica delle battaglie sull’open-source. Ossia il limite di analisi e prospettiva che spesso emerge nelle battaglie del movimento open-source al fine di raggiungere l’obbiettivo di una libera circolazione del sapere.

Cosi come non credo che dare il diritto di parola agli schiavi elimini in se' la “schiavitu”, io nn credo che la scelta del software open-Source nelle pubbliche amministrazioni sia la scelta strategica che favorisca la crescita della societa' in generale e sia sufficiente per mettere l'innovazione al servizio dei cittadini.

Partendo ancora dalla mia esperienza: sono team leader in un’azienda di media e progettiamo software su tecnologie Microsoft .NET. Facciamo uso anche di molte tecnologie open-source che si integrano perfettamente con tecnologie di tipo Microsoft (a titolo di esempio cito solo NHibernate, CrouiseControl). Questo ovviamente non cambia di una virgola la natura del nostro modo di produrre, per il semplice fatto che la propieta’ intellettuale del software che sviluppiamo continua ad appartenere all’azienda, con Microsoft o senza!

Io penso che il movimento open-source dovrebbe cominciare ad allargare le sue vedute e fare un analisi molto piu’ di sistema. Rispetto alla proposta di boicottare i contratti con la Microsoft, io credo sia molto piu’ giusto ed efficace, per affermare il principio sacrosanto della liberta' del sapere, mobilitarsi per uno sciopero di tutti i lavoratori al fine di eliminare qualsiasi tipo di vincolo contrattuale con l'azienda sulla proprieta’ intellettuale. Quella si che sarebbe una bella sfida!

"Io penso che il movimento open-source dovrebbe cominciare ad allargare le sue vedute e fare un analisi molto piu’ di sistema. Rispetto alla proposta di boicottare i contratti con la Microsoft, io credo sia molto piu’ giusto ed efficace, per affermare il principio sacrosanto della liberta' del sapere, mobilitarsi per uno sciopero di tutti i lavoratori al fine di eliminare qualsiasi tipo di vincolo contrattuale con l'azienda sulla proprieta’ intellettuale. Quella si che sarebbe una bella sfida!"

E' questo non sarebbe "romanticismo"? Siamo fermi al Marx volgarizzato dal "Calendario del popolo" (il guaio vero della sinistra radicale italiana), ovvero alla rappresentazione distorta romanticismo storico, il quale si colloca comunque nel XIX secolo. Noi siamo nel XXI, duecento anni dopo. Né il mondo, né la società, sono più quelli di allora. Né tantomeno sono come le versioni astoricizzate di quell'epoca che stanno dentro la testa di tanti.

Niki lei scrive (faccio attenzione alle parole!):

"Per questo temo – come ho scritto nel mio blog – che la disputa tra i sostenitori dell’OS e quelli del mercato possa portarci fuori strada."

A parte lei, nessuno ha detto che l'OS si contrapponga al mercato. Continuare a sostenere che l'OS sia "fuori dal mercato" o "sostenuto da un'esercito di volenterosi supertecnici di notte negli scantinati" è naive, fa sorridere ma soprattutto è sbagliata. Non pare proprio che questo sia il metodo di lavoro di Google, IBM, Oracle ecc.

"Sviluppare il cloud computing e l’open data government data per la PA, come superamento definitivo dei sistemi proprietari."

È generalmente assodato che il cloud computing (se non gestito "in casa" e con tecnologie OS, quindi con molti se e ma...) sia la quint'essenza dei sistemi proprietari. Ottimo metodo per ipotecare il futuro della PA.

infine, e qui mi fermo, ma ci sarebbe molto altro:

"L’obiettivo vero – spero che Alessandro, Athos e Flavia concordino – è liberarsi dai monopoli e consentire una vera libertà di scelta."

Quale miglior metodo, per poter essere liberi di scegliere, il fare un accordo da soli con il più grande monopolista del mondo nel campo dell'informatica?

Mi perdoni Niki ma se è uno scherzo, è proprio di cattivo gusto...

Un cittadino.

Da amante, utilizzatore e promotore in ambito lavorativo di soluzioni open source, non posso che condividere totalmente il tuo pensiero. L'open source ha molti pregi ma anche tremendi limiti: primo fra tutti quello di non essere mai riuscito a sviluppare un vero e proprio modello di business. Il contributo dei volontari è fondamentale, tuttavia dietro i più grandi progetti open ci sono le grandi aziende. Ragionare su come far diventare sostenibile una scelta open (quando questa sia conveniente, e non lo è sempre) è un compito gravoso su cui c'è tanto da lavorare. Ben vengano i contributi di tutti, anche di Microsoft. Poi starà alla politica ed alle istituzioni (e ai cittadini) vigilare che i momento di confronto restino tali e non si trasformino in "marchette" politiche.

Buon lavoro

Marco

Gentile Nichi, pur apprezzando la volontà nel rispondere non concordo appieno nei contenuti, vorrei rispondere in maniera esaustiva ma lo ha già fatto, meglio di quanto fotessi fare io, Guido Iodice nel suo blog, quindi quoto:

http://guiodic.wordpress.com/2010/11/29/2292/

Un saluto McR

A proposito di Vendola... temo di aver intuito cosa sta per cascare sulle teste dei gia’ provati amici elettori di sinistra.

http://tnepd.blogspot.com/2010/11/chi-saccontenta-gode.html

Caro Presidente,

Dovrebbe paralre con persone come il Prof. Renzo Davoli, l'associazione ASSOLI (http://www.softwarelibero.it) e chi davvero ne capsice molto piu' di lei (non si offenda) su certe questioni. La prego! Una persona intelligente come lei non avra' scusanti nel momento in cui tutti realizzeranno quello che e' chiaro ancora pochi: il software proprietario e' uno strumento di potere usato per soggiogare e controllare gli utenti. E nel caso di una Pubblica Amministrazione, gli utenti sono tutti i cittadini.

Non e' la prima volta che torna sui suoi passi dopo clamorosi errori come nel caso della questione della ripubblicizzazione dell'acqua. In quel caso, dopo la sua marcia indietro, anzi, la sua inversione a "U", ha riguadagnato la mia fiducia.

Se non fa una marcia indietro e non crea un laboratorio di idee e innovazione con le persone giuste, mi dispiace dirglielo, ma perdera' la fiducia di molte persone che sono piu' competenti di lei su certe questioni.

Le porgo cordiali saluti e le auguro di cuore, per il bene di tutte le persone di buona volonta', buon lavoro.

Andrea Russo.

Risulta inaccettabile che si confondano modelli di sviluppo del software con modelli di business. Questo affascinante quanto romantico individuo che passerebbe le nottate a programmare in una cantina non rappresenta altro che uno stereotipo e giustamente non convince nessuno - ma è uno stereotipo come potrebbe esserlo l'uomo del sud immaginato con la cannottiera bianca. Proprio perchè lo scopo è quello di creare un polo di ricerca per condividere la conoscenze la premessa di base deve essere il software libero eventualmente ceduto in dual-licencing qualora gli investitori privati chiedano di poterlo includere nel loro sw proprietario. Questo è quello che succede con la licenza BSD utilizzata dalle università americane che sono pagate con soldi pubblici e investimenti privati. Ecco quindi che si profilano 3 tipi di modelli: sviluppo, licenza e economico. Nessuno dei tre modelli è strettamente legato l'uno all'altro anche se appare evidente alcuni collegamenti, se non altro per coerenza umana e di obiettivi. Caro presidente Vendola non è questione ne di fare polemiche, ne di fare discussioni, ne di fare gli idealisti, i romantici o gli affettuosi. E' questione di fare e fare bene, cioè la cosa giusta: mettere la pubblica utilità (condivisione del sapere) prima dell'utilità specifica di assegnare un posto di lavoro a una ventina di ricercatori. Un collaborazione con un'azienda del calibro di Microsoft è un successo se è una collaborazione VERA non un progetto nel quale ognuno mantiene la libertà decisionale ma loro mantengono in via esclusiva il copyright sul prodotto della ricerca e/o se questo prodotto necessariamente richiede prodotti Microsoft per poter essere utilizzato.

Caro presidente Vendola, i soldi non hanno bisogno di giustificazioni: come politico lei sicuramente è avvantaggiato in termini di immagine dal poter investire soldi di Microsoft sul territorio della Puglia, come politico avrà sicuramente valutato quanti voti le porta investire in quella collaborazione. Ebbene noi che ci occupiamo di libertà da anni cercheremo di farle arrivare dall'urna una motivazione altrettanto significativa circa l'opportunità di certe sue scelte. Con altrettanto affetto, uno del software libero.

Comprendo e in larga parte condivido quello che scrivi, però vorrei farti notare che - dati alla mano - l'apporto delle industrie al software libero è solo marginale rispetto a quanto proviene gratuitamente dalla comunità. Inoltre, se l'Open Source si configura come modello di business (è vero, è proprio così), il Software Libero si configura come modello SOCIALE, ed è questo che va promosso con grande forza e convinzione. Fin tanto che si resta ingabbiati nelle logiche di mercato e industriali, difficilmente si riuscirà a portare l'uomo al centro dell'azione politica e sociale. Infatti vorrei anche dire - ammesso che fosse necessario - che a "portare un colosso come Microsoft ad investire, a lavorare nel Sud d’Italia, senza investimenti pubblici" gli si fa comunque un enorme favore, perché si facilitano meccanismi di "lock in" a detrimento di una maggiore diffusione di alternative che non siano centrate sul vantaggio di un grossissimo attore del mercato (quasi un monopolista, per giunta!) ma sulla liberazione dei prodotti dell'ingegno con i conseguenti vantaggi per la comunità umana. Tutto questo, con enorme rispetto, da uno che condivide integralmente tutto il resto delle tue azioni fin qui. Grazie e buona giornata. PS: per approfondimenti in ambito di Software Libero e PA (in particolare, nella scuola): http://freelosofia.org/il-software-libero-nella-scuola/


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