Intervento Camera dei Deputati su IPRED2

Cosa è in gioco nella Direttiva sulla Proprietà
Intellettuale che e' stata approvata in prima lettura al Parlamento Europeo?


Libero Sapere e la Free Hardware Foundation Italia promuovono per il Il 7 Maggio, su iniziativa della Commissione Cultura della Camera dei Deputati,
un momento di confronto pubblico
per analizzare i punti deboli e i rischi per i cittadini e le imprese, e rendere note le perplessita' e i rischi, affinche l'Italia al Consiglio prenda una chiara posizione in difesa dei suoi cittadini e del mondo produttivo,
a seguito di una partecipazione e consultazione democratica.
Lunedi`7 Maggio (ora da confermare) - ore 10:00
Roma, Sala delle Colonne, Camera dei Deputati

Direttiva IPRED
Confronto/dibattito con politici, giuristi, esperti e associazioni di utenti e providers

Il 24 Aprile il Parlamento Europeo ha votato in seduta plenaria la prima lettura della proposta di seconda Direttiva relativa
alle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale.

Con lo scopo dichiarato di combattere la contraffazione la Commissione impone sanzioni penali durissime in tutta europa contro la condivisione, accomunando
in un "reato" generico la contraffazione e quella che si vuole considerare "pirateria": due atti decisamente diversi tra di loro anche giuridicamente.
Inoltre e' la prima volta che la Commissione acquista capacità giuridica in materia penale in quanto se la proposta di Direttiva fosse definitivamente adottata
obbligherebbe tutti gli stati membri ad imporre sanzioni penali.
Per di piu' queste sanzioni penali sono relative ad un nuovo reato generico che accomuna contraffazione e "pirateria"

Se la Direttiva fosse definitivamente adottata nella sua forma attuale "aiutare, favorire o incoraggiare" la violazione di copyright nell'Unione Europea diventerà un crimine.
La Ipred 2 è figlia delle pressioni delle lobby delle major che ancora una volta ostacolano l'innovazione in rete criminalizzando la condivisione di contenuti,
gli sviluppatori open source e i Providers che si rifiutano di bloccare le reti P2P.

Se la IPRED 2 diventasse legge le major potrebbero affiancare la polizia nelle indagini giudiziarie come parte di "team comuni di indagine" organizzati a livello trasnazionale.

Se la IPRED2 fosse adottata si imporrebbe a tutti gli stati dell'Unione di delegare l'attivita' investigativa dalle autorita' dello stato ai consulenti delle major,
che si aggiungerebbero alle autorita' di polizia nelle indagini giudiziarie relative a contraffazione e pirateria, parte di "team comuni di indagine" organizzati a livello trasnazionale.

Cio' equivale alla privatizzazione della giustizia. Renderebbe, inoltre, ogni cittadino e impresa dei sospetti criminali, potenzialmente sottoposti ad indagini private preventive,
limitando cosi' in ogni stato dell'Unione Europea i diritti e le liberta' digitali, conquistate e consolidate negli anni. I cittadini perderebbero infatti diritti
che in Europa dovrebbero essere protetti dalle garanzie per la privacy.

L'obiettivo della IPRED2 deve essere quello di fermare la contraffazione e lottare contro la criminalita' organizzata, non quello di spingersi oltre ; senza creare volute ambiguità e contraddizioni.

Nella Direttiva invece in molti termini vengono lasciati poco chiari e mal definiti come ad esempio il concetto di "favoreggiamento".
Questa ambiguità nelle norme penali rischiano di dare spazio a pericolose intepretazioni
all'equiparazione di un'attività di contraffazione con l'utilizzo dei sistemi di file sharing.

I cittadini o le imprese che oltrepasseranno i labili e ambigui confini stabiliti dal testo della direttiva rischieranno denunce penali, sequestro dei beni,
l'esclusione permanente dal loro business, multe fino a 100.000 euro e pene detentive fino a 3 anni. Imponendo cosi' una ambiguita' del diritto, che in situazioni di conflitto fra una major e un cittadino o una piccola impresa si risolverebbe facilmente a favore del piu' forte.

Molti gruppi e organizzazioni stanno lavorando a livello europeo per fermare questa direttiva. Si e' parzialmente persa la prima battaglia (la prima lettura in parlamento), ma vi e' ancora il passaggio al Consiglio e la Seconda Lettura.
La copia e la condivisione non sono un crimine! Non lasciamo che l'Unione Europea faccia passare una direttiva che criminalizza il download,
che crea il reato di opinione di incitamento alla condivisione,
trasformando i suoi cittadini in criminali della copia, ostaggi in balia degli investigatori delle majors!


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