Nuovi e "vecchi" partiti

Un vecchio detto recitava: "ogni testa un piccolo mondo". Niente di più vero, nel nostro Belpaese, almeno per quanto riguarda i partiti. Se, oltre a questo, si aggiunge che i partiti in Italia sono soprattutto delle botteghe, allora scopriamo uno dei motivi principali perché i cittadini si sono disaffezionati alla politica e la giudicano ormai una cosa sporca. Quello che ci lascia perplessi è che alcuni politici hanno ancora il coraggio di definirsi professionisti della politica pur sapendo che il loro “valore aggiunto” deriva loro solo dal mercimonio della Cosa Pubblica.

Ormai, il comune sentire nei riguardi dei politici è “....... fanno i loro interessi e ...... lo farei anch'io se fossi al loro posto.” In questo modo, si da per sepolto il concetto che il galantuomo in una democrazia viene chiamato a gestire la cosa pubblica in nome dell'interesse collettivo e non si offre a farlo per interesse personale o di lobby. Esaurito il panegirico, ci preme sottolineare come alcuni nuovi “vecchi” soggetti tornino ad affacciarsi sulla scena partitica. Questo è il caso, ad esempio, della Federazione dei Liberali (FdL).

La FdL, nel suo documento “ Otto pilastri politici della FdL”, al paragrafo 5d, sposa la nostra battaglia tesa ad evitare che siano assegnate le frequenze WiMax, recentemente lasciate libere dal Ministero della Difesa, attraverso il sistema dell'asta. Di questa presa di posizione della FdL siamo estremamente lieti. Naturalmente, sosterremo questa iniziativa della FdL così come sosteniamo l'eurodeputato Roberto Galtieri (che, come egli stesso sostiene, “mangia i bambini tutti i giorni”) e il sen. dei Verdi Fiorello Cortiana. Entrambi questi parlamentari si stanno battendo tenacemente per emendare la direttiva IPRED2 che verrà votata a Bruxelles il 24 aprile p.v.

Non intendiamo abbracciare nessuno dei Partiti ma vogliamo promuovere quelle persone, e quelle posizioni, che secondo noi sono nel segno dell'interesse comune. Forse sarebbe tempo di abbandonare i partiti come sono oggi per raggrupparsi attorno a quegli obiettivi sentiti dalla maggioranza della popolazione come i più equi e necessari.

Ormai è tempo che si ritorni a parlare di democrazia. È tempo che coloro che ricevono la delega si ricordino che l'hanno ricevuta per servire la comunità e non per arrogarsi privilegi e prebende.

Noi, provocatoriamente, ci chiamiamo Partito proprio perché crediamo che i partiti debbano essere altra cosa dall'attuale. Crediamo che i partiti non debbano essere macchine propagandistiche con l'unico fine di raggiungere il potere ma assemblee di cittadini che discutono ed elaborano strategie sociali per il comune bene civile.

Noi provocatoriamente ci chiamiamo Pirati proprio perchè crediamo che i pirati non siamo noi ma piuttosto le lobby di grandi multinazionali che premono in mille modi diversi, spesso subdoli, per il loro tornaconto ed a scapito dei consumatori. Non siamo contro le multinazionali tout court ma piuttosto contro l'inerzia, l'arroccamento, la mancanza di innovazione che caratterizza molte multinazionali che, proprio perché tali, non rispettano nemmeno gli Stati Sovrani.


Partito Pirata



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